Hanno infangato pure lui, chiudete tutto

 

Vedi passare i suoi filmati da giorni e già senti nostalgia. Perché quando la macchina televisiva riprenderà il suo corso pensi che il sorriso di Fabrizio Frizzi non lo rivedrai più. Ed è un peccato, un’ingiustizia, un colpo al cuore. Ma al rammarico e al rimpianto si aggiunge pure il dolore, la rabbia, l’incomprensione di una certa fascia di Paese che a stare zitta proprio non riesce, deve per forza parlare, ad ogni costo sputare veleno.

Così quando ti capita di navigare tra un articolo e l’altro dedicato all’uomo dei sorrisi, scopri che nell’ombra c’è sempre la gente dei ghigni malefici, quella dell’invidia sociale a prescindere, del “se l’è meritato comunque“. Scrivono con un livore mai visto che Frizzi “se stava male poteva stare a casa visto che c’ha i soldi e una bella pensione“.

Attaccano così, senza remore, senza pensare per un attimo che di quella storia non sanno nulla, senza capire che la vita per chiamarsi vita dev’essere vita. E insistono, gli ignoranti, non hanno la sensibilità di tacere, sentono la necessità di dire che “io Frizzi comunque non lo sopportavo“.

Perché questo ormai è il web: uno zoo, più che una giungla. Dove tutti si sentono in dovere, mica in diritto, di graffiare, di suscitare clamore, di strappare consensi giocando a chi la spara più grossa. L’opposto di quello che ha lasciato in eredità Frizzi. Uno stile bonario, gentile, educato, elegante.

Allora se questo devono essere i social, se questo dev’essere il web, per favore chiudete tutto. Levateci il diritto di parola. A tutti. Pure a noi, che di questa follia generale non ne possiamo più.

Intanto è comunque troppo tardi. Hanno infangato pure lui. Che schifo.