E’ vero che Giuseppe Conte ha confidato ai suoi che “la situazione è irrecuperabile”.

Le parole di ieri di Beppe Grillo, come chiarito da questo blog, segnano uno spartiacque nell’esperienza politica dell’ex premier. Ci sarà un prima e un dopo nei rapporti con il fondatore del MoVimento 5 Stelle, deciso a riaffermare la propria centralità, a far capire al leader designato che per quanto gli riguarda può anche rimanere “in pectore” a vita, se il suo obiettivo è (e lo è) quello di rubare la “sua” creatura per renderla a propria immagine e somiglianza.

Eppure, nelle ore in cui Conte viene descritto “ad un passo dall’addio”, la logica suggerisce il contrario. Sì, conciliare due ego ipertrofici come quello dell’avvocato e del comico non è impresa scontata, ma gli interessi comuni portano a pensare che quella di un accordo sia ancora l’ipotesi più probabile.

Conte parla da settimane del nuovo MoVimento che nelle sue intenzioni si accinge a guidare. Ha garantito in televisione che non ci sono divisioni interne, spaccature di sorta: “Rimarrete sorpresi dalla nostra compattezza”, ha scandito forse troppo ottimisticamente ospite di Giovanni Floris a DiMartedì.

Di più: ha condotto in prima persona le trattative con Davide Casaleggio per ottenere da Rousseau i dati degli iscritti, esultando sui social a trattativa conclusa, dichiarando a tutti gli effetti la nascita del nuovo viaggio pentastellato. Un’uscita prematura dal MoVimento costituirebbe per lui un danno d’immagine pesante, significherebbe un flop difficile da cancellare, un fallimento all’inizio della sua rincorsa da leader politico: proprio ora che deve dimostrare di essere un cavallo da corsa, non solo il capo di governo del vecchio corso.

Anche Grillo ha tanti buoni motivi per tenersi Conte, nonostante abbia dichiarato che “è lui ad avere bisogno di me, non io”.

La realtà però dice altro: e cioè che il MoVimento non ha una leadership spendibile su due piedi se Grillo rompesse davvero con Conte. O meglio: una ci sarebbe pure, si chiama Luigi Di Maio, ma l’ex capo politico è troppo scaltro per rinunciare al suo ruolo alla Farnesina e sporcarsi le mani con quel che resta dei 5 Stelle.

Senza Conte avrebbe dunque inizio il liberi tutti: molti parlamentari seguirebbero l’avvocato del popolo nel nuovo partitino personale che rappresenta la sua exit strategy.

Grillo ne è consapevole: a meno che la sua intenzione non sia quella di tornare all’opposizione, di ripassare dal via, ricominciare dall’era del “Vaffa”, perdendo lo “status” di partito di governo acquisito dal MoVimento, la rottura non gli conviene.

Dunque, come andrà a finire? Tutto porta a pensare al raggiungimento di un’intesa. Facile che le notizie di un Conte pronto allo strappo siano state fatte filtrare ad arte per spingere Grillo a venire incontro alle sue posizioni. Non sarebbe il primo bluff architettato dallo staff di Conte. Neanche il primo che finisce per far male al diretto interessato. Perché in politica è un attimo: tutto può sfuggire di mano, prendere una piega diversa da quella studiata a tavolino.

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