Giorgia e i “piani B e C”: Meloni tentata dall’arma “fine di mondo” per arginare il Cavaliere

Interpellati dopo l’ennesimo audio di Silvio Berlusconi su Putin, i parlamentari di Fratelli d’Italia allargano le braccia e alzano gli occhi al cielo. La tensione nel centrodestra non è mai stata tanto alta. Neanche dopo lo strappo dell’elezione di Ignazio La Russa; nemmeno dopo il “vaffa” berlusconiano al neo-presidente del Senato o la lista di epiteti anti-Meloni del Cavaliere.

Sì, perché la gola profonda (anzi orecchio) “criminale” – copyright Licia Ronzulli – che ha assestato a Berlusconi la “coltellata alla schiena” di cui tutta l’Europa politica parla non è (più) solo un problema interno a Forza Italia.

A voce bassa, ma nemmeno troppo, tra i meloniani si ragiona sul fatto che l’uomo che doveva essere garante del collocamento europeista ed atlantista della coalizione, appunto Silvio Berlusconi, è improvvisamente diventato “sabotatore” del governo che di qui a pochi giorni dovrebbe nascere. Dovrebbe, nessun refuso, perché in via della Scrofa gli allarmi risuonano a partire da questa sera al massimo volume.

Dicono che Giorgia abbia attivato “i suoi canali con il Quirinale“, a sua volta inquieto rispetto alla piega presa dagli eventi dopo la diffusione degli audio “incriminati“.

E se domani esce fuori qualcos’altro?“, è la domanda che (si) pone un senatore di Fratelli d’Italia. Sarà per questo che nel quartier generale di Meloni qualcuno arriva ad evocare quella che un colonnello azzurro definisce l’arma fine di mondo, per restare in tema bellico“.

Meloni e i piani B e C: la tentazione e l’offerta a (mezzo) Terzo Polo…

La situazione è ingarbugliata. Occorre fare un punto nave. Esistono al momento tre scenari.

Quello “A” è ancora il più probabile. Meloni rivendica la sua fede atlantista, la tempesta rientra, al Colle il centrodestra si presenta unito e al più Antonio Tajani rinuncia alla Farnesina in nome di un’altra casella governativa (magari il Viminale, perché anche la Difesa, a questo punto, appare terreno minato).

Poi c’è il piano B, che è quello che fino ad oggi Giorgia Meloni ha preso in considerazione più volte, salvo allontanarlo con un chiaro gesto della mano, quasi a voler fisicamente scacciare la tentazione: il ritorno al voto. Sono in tanti a sussurrarle: “Parla al Paese, spiega che vuoi un mandato forte, corri da sola e stravinci”. Ma la premier in pectore, che pure amerebbe liberarsi della compagnia, tanto di Berlusconi quanto di Salvini, non se la sente. In primis teme che la sua s…

2 commenti su “Giorgia e i “piani B e C”: Meloni tentata dall’arma “fine di mondo” per arginare il Cavaliere

  1. La domanda chiave e’: quanti degli attuali parlamentari di FI sarebbero disposti a lasciare Berlusconi per migrare su NM o FdI?
    Io credo che quelli eletti nella legislatura attuale siano superfedeli e devoti a Berlusconi, gente che prima al massimo faceva la stagista a Milan Channel.

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