1 Aprile 2023

Q&A, DIECI DOMANDE! Le scuse del Blog. Finlandia: cosa succede se perde Sanna Marin. Draghi dirà la sua sul PNRR? Solo in un caso…

Ho come l’impressione che questa rubrica funzioni da acceleratore di particelle…geopolitiche. Da quando ho aperto questo spazio di confronto, il mondo ha preso a registrare sconvolgimenti inauditi. Chi avrebbe immaginato che Israele si sarebbe ritrovata sull’orlo di una guerra civile? Perché è questo che si è rischiato dopo il licenziamento, ad opera di Bibi Netanyahu, del ministro della Difesa Yoav Gallant. E chi avrebbe ipotizzato che un ex presidente degli Stati Uniti sarebbe stato incriminato? Non era mai successo nella storia. Certo, voi direte, “è Trump…“. Sì, lo so pure io che è Trump, ma è anche il segno dei tempi (folli) che viviamo.

A proposito di Donald, siccome questo è il “nostro” spazio – quello in cui il blogger si rivolge direttamente ai suoi lettori – concedetemi una digressione personale. La sera fra il 30 e il 31 marzo, dopo una giornata di intenso lavoro, il mio fido divano si divertiva a giocarmi un brutto tiro. Intento ad esplorare chissà quale approdo onirico, precipitato nello strapiombo di innumerevoli cuscini, cullato dal melodioso brusio televisivo, “bucavo” la notizia dell’anno: Donald Trump incriminato.

Ho un paio di attenuanti dalla mia. La prima è che la notizia sia arrivata a sorpresa, cogliendo alla sprovvista addirittura lo staff di Trump; la seconda è che non sono l’Ansa o Repubblica, non ho centinaia di giornalisti al seguito ai quali chiedo di svolgere il “lavoro sporco”, magari approfittando per schiacciare un pisolino. È stato così un amico americano, alle 4:30 di notte (ora italiana), preoccupato dal mio inusuale silenzio, a prendersi la briga di mettermi al corrente dell’accaduto. Credo che nulla, meglio della domanda con cui ha aperto la telefonata, descriva il mio lavoro in questi anni: “Dario, are you ok?“. Lasciando da parte il mio spaesamento (pensate di ricevere una chiamata dall’altra parte dell’Oceano, a quell’ora di notte, con una persona cara che ti domanda se stai bene: voi cosa pensareste? Forse che hanno invaso l’Italia, di questi tempi), il fatto è che l’amico americano non poteva credere che avessi mancato quella notizia. Non potevo crederci nemmeno io, onestamente, e ancora fatico ad accettarlo.

Ecco, poi arrivate voi. Le decine di commenti che avete lasciato sui social dopo avervi raccontato la mia “disavventura” mi hanno commosso e rinfrancato rispetto a quella che considero comunque una piccola “macchia”. Prima o poi doveva succedere. E nonostante abbia già adottato qualche piccola contromisura, non è detto che non ricapiti in futuro. Avete scritto di non preoccuparmi, avete detto che se seguite il Blog è per le mie analisi, per il mio modo di raccontare il mondo che viviamo, più che per la ricerca dello scoop e della breaking news. In poche parole: avete dimostrato di “volermi bene”.

Quando ho aperto questo Blog, qualche anno fa, non pensavo davvero di riuscire a costruire una comunità di lettori simile. Siete andati oltre ogni più rosea aspettativa. Dunque mi scuso, di nuovo, perché fa parte di me. Ma soprattutto vi ringrazio. Ora possiamo passare alle domande di questa settimana.

LE DOMANDE DELLA SETTIMANA, SOMMARIO

  1. Ungheria tra le “nazioni ostili” alla Russia: quali saranno le prossime mosse di Orban?
  2. Novità su Cina-Taiwan
  3. Come cambierebbe la politica estera della Finlandia in caso di ko di Sanna Marin?
  4. Il conflitto tra Azerbaijan e Armenia può incidere sulle elezioni turche?
  5. Cosa mi aspetto nel Nagorno-Karabakh?
  6. Le indiscrezioni su Draghi e il PNRR
  7. La Serbia si allontana da Mosca?
  8. Perché la Russia minaccia la Svezia più della Finlandia?

DOMANDA NUMERO 1

Carissima Laura, secondo me – prima di guardare al futuro – dobbiamo tornare un attimo indietro. Viktor Orban è uno dei leader che all’inizio dell’invasione dell’Ucraina ha scommesso sulla vittoria di Vladimir Putin. Non ha lasciato il campo occidentale, perché farlo avrebbe significato – di fatto – rinunciare alla sovranità di Budapest, ma ha deciso di mantenere un canale di comunicazione aperto col Cremlino, nel convincimento che Kyiv sarebbe caduta. Negli ultimi mesi, e ancora di più nelle ultime settimane, Orban ha probabilmente rivalutato il suo azzardo, considerando molto bassa la probabilità di vittoria russa. Per quanto non se parli molto, il governo ungherese sta addirittura lavorando ad un viaggio a Kyiv del primo ministro Orban. Sarebbe una svolta clamorosa, ma comunque non bisogna credere che il rapporto privilegiato fra Orban e Putin sia da considerarsi archiviato. La mia previsione è che la traiettoria ungherese vivrà di alti e bassi, ma che nel medio-lungo periodo sarà maggiormente vicina a quella occidentale. Vedremo.

DOMANDA NUMERO 2

Barbara chiede novità su Cina-Taiwan e cita un articolo di Foreign Affairs in cui si sottolinea la svolta bellicista nella retorica e negli atti di Xi Jinping. Non è una novità per gli iscritti al Blog che quella di Taiwan rappresenti la questione cruciale dei prossimi anni. Il leader di Pechino ha chiesto all’esercito di essere pronto all’invasione per il 2027: che non significa invadere, significa avere i mezzi per farlo. Alla visita in America Centrale, con tappa a New York, della presidente taiwanese Tsai Ing-wen, per ora la Cina ha risposto con un’incursione nello spazio aereo di Taipei: nove aerei da guerra cinesi hanno infatti oltrepassato la linea mediana dello Stretto. È una violazione importante ma non così insolita nella dinamica di aggressione perpetuata dal Dragone. Aspettiamo di capire se Tsai, come sembra, incontrerà lo speaker della Camera USA, Kevin McCarthy (troppi ricordi per il Blog) in California. A quel punto potremo misurare la volontà di escalation da parte della Cina, che in questi giorni sta facendo la voce (molto) grossa nei confronti degli Stati Uniti. La mia sensazione è che Xi, raccontato in Occidente come una colomba, stia invece trasformandosi in falco. Anche in questo caso dovremo aspettare per capire se ho ragione oppure no.

DOMANDA NUMERO 3

Ciao Vincenx! Credo in realtà tu ti riferisca alla leader di Finns Party, dunque un partito di estrema destra euroscettica e xenofoba. Non direi che Rikka Purra sia assimilabile a Giorgia Meloni, per nostra fortuna, ma ne parleremo più diffusamente nel pezzo di presentazione delle elezioni in Finlandia (a proposito: gli iscritti al Blog avranno accesso in esclusiva alla diretta dello spoglio). La buona notizia è che tutti e tre i candidati con maggiori possibilità di successo – Sanna Marin, Petteri Orpo e appunto Rikka Purra – sostengono la causa ucraina e sono favorevoli all’adesione alla NATO di Helsinki. Su questo punto la traiettoria finlandese non dovrebbe subire stravolgimenti.

DOMANDA NUMERO 4/5

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3 commenti su “Q&A, DIECI DOMANDE! Le scuse del Blog. Finlandia: cosa succede se perde Sanna Marin. Draghi dirà la sua sul PNRR? Solo in un caso…

  1. Ehi ciao Dario, innanzitutto ti ringrazio per la tua cortese risposta ma io mi riferivo proprio a tale Rikka Purra perché akvevoletto da diverse parti che fosse una nazionalista di destra ma che in politica estera non rappresenta un segnale di discontinuità riaspettosa Sanna Marin rispetto al sostegno all’Ucraina o alla neo-adesione alla NATO.
    Poi anche Giorgia Meloni, una volta assunto l’incarico paliù to dopo la presidenza della Repubblica, ha cambiato comrpletamente registro assumendo un tono più moderato e rassicurante (non è la iorgioa sul palco di Vox per capirci, perché adesso è un modalità “responsabile).
    P.S: ne approfitto anche di farti i complimenti per gli sforzi che fai per il tuo blog e i tuoi lettori, ti posso assicurare che si vedono poiché il duro lavoro falla ine ripaga sempre 😉.

    1. Ciao Vincenzo, mi riferivo al fatto che il candidato di centrodestra sia un altro! Lei è la candidata di estrema destra. Ps: grazie di cuore per le tue parole!

  2. Ciao Dario, avevo scritto precedentemente un commento ma a quanto pare si è cancellato da solo.
    In realtà nella mia domanda mi riferivo proprio a tale Rikka Purra, dato che avevo letto da diverse parti che è una tipica nazionalista di destra ma che in politica estera – almeno finora – non ha mai fatto trasparire segnali di discontinuità rispetto alla linea attuale su Ucraina e neo-adesione alla NATO.
    Anche la stessa Giorgia Meloni, una volta assunta la carica più importante dopo quella della Presidenza della Repubblica, ha completamente cambiato registro assumendo toni più moderati e concilianti con un volto rassicurante per Washington e Bruxelles (non stiamo più parlando della Giorgia sul palco di Vox in Spagna, per capirci).
    PS: ancora i miei complimenti per il lavoro che fai per il blog e i tuoi iscritti, sappi che gli innumerevoli sforzi con cui ti prodighi alla fine ripagano sempre. ☺️☺️

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