La lezione di Silvia Aisha

Leggetele, le parole di Silvia. O di Aisha, se così preferisce essere chiamata da oggi. Le affida ad un post su Facebook visibile soltanto agli amici. Ma la sua popolarità fa sì che vengano riprese dai maggiori giornali:

Vi chiedo di non arrabbiarvi per difendermi: il peggio per me è passato.

Ecco, basta questa frase. L’invito a non inseguire gli ignoranti sul piano che gli è più consono: quello delle polemiche, della cattiveria gratuita, dell’ignoranza saccente. Non c’è arma migliore dell’indifferenza.

Silvia Romano sta bene: questo conta per lei, questo deve contare per noi. Ha vissuto un’esperienza da incubo. In qualche modo è riuscita a venirne fuori. Come non importa. Se è felice ci basta.

Dalle sue parole sembra di poter dire con una certa sicurezza che non si tratti del profilo di una neo-terrorista affiliata ad Al Shabaab. Fatichiamo a pensare che dalla bocca di una jihadista possano uscire parole come: “Io ho sempre seguito il cuore e quello non tradirà mai“.

Non sarà questo blog apartitico a politicizzare la figura di Silvia Romano. Non sarà chi scrive a tirarla per la giacca (anzi, per il hijab) al fine di farne una propria bandiera. Ma le sue parole scolpiscono un manifesto universale: “Non vedevo l’ora di scendere da quell’aereo perché per me contava solo riabbracciare le persone più importanti della mia vita, sentire ancora il loro calore e dirgli quanto le amassi, nonostante il mio vestito“.

Semplice, potentissima. Silvia Aisha.

Neo-terrorista sarà Lei, Alessandro Pagano

L’ignoranza che trasuda dall’intervento di Alessandro Pagano, deputato della Lega, è imbarazzante. Che a diventarne cassa di risonanza sia poi Montecitorio, la Camera che nella sua lunga storia ha ospitato tra i suoi banchi non solo imbroglioni – come vuole la vulgata – ma anche persone tutto d’un pezzo, statisti, innamorati dell’Italia e degli italiani, è uno smacco che difficilmente potremo dimenticare.

Pagano sostiene che Silvia Romano sia una “neo-terrorista”. Per il solo fatto di essere diventata islamica. O forse per l’essere stata prigioniera dei terroristi somali di Al Shabaab per 18 mesi. Non è ben chiaro quale sia la sua colpa secondo Pagano.

Forse l’essere andata in Africa a fare la volontaria. Oppure l’essere sbarcata a Ciampino indossando il hijab verde. Non vi convince? Magari Silvia Romano è colpevole di non essere dichiaratamente sovranista, potrebbe essere. Azzardiamo ancora: la sua colpa è quella di essere stata liberata mediante il pagamento di un riscatto. Ci spingiamo oltre: il peccato di Silvia Romano è non essere morta. Ecco, sì, dev’essere questo: fosse stata uccisa dai terroristi, il suo nome sarebbe diventato una delle bandiere di Alessandro Pagano e del suo partito, certamente pronto a denunciare l’inefficienza di un governo che avesse lasciato morire un’italiana (che era diventata islamica non lo avremmo mai saputo) tra le mani di spietati assassini.

Ora Matteo Salvini ha un dovere. Lo ha come ex ministro dell’Interno. Lo ha come leader di quello che ad oggi – nonostante tutto – è il primo partito italiano. Deve espellere questo deputato del suo partito. Se un po’ di dignità gli è rimasta lo faccia senza attendere oltre. Ogni minuto che passa rappresenta un’offesa non solo per Silvia Romano (figurarsi, ne ha subite di peggiori in questi giorni). Ma soprattutto per noi italiani. Italiani orgogliosi, sì, italiani stanchi di vergognarsi di altri italiani.

Neo-terrorista sarà Lei, Alessandro Pagano.

Quanto costa un’italiana

Non mi importa se Silvia Romano arriverà a Ciampino col volto e i capelli coperti da un velo nero. Non mi interessa se tratta in salvo dalla nostra intelligence in Somalia ha deciso di non cambiarsi i vestiti. Se Silvia Romano ha deciso di convertirsi all’Islam non è affar mio, né dovrebbe esserlo dei tanti che in queste ore sui social commentano con malcelata delusione la notizia anticipata dal Corriere della Sera.

Come se l’essere diventata islamica facesse d’un tratto Silvia Romano meno italiana, una presunta terrorista, salvata peraltro non con un blitz delle forze speciali in un’azione spericolata degna di un film, bensì mediante il pagamento di un riscatto con soldi pubblici.

L’unica cosa di cui dovremmo preoccuparci in queste ore che separano Silvia Romano dalla sua famiglia è la sua salute: fisica e mentale. Dovremmo accertarci che la nostra connazionale non abbia subito violenze e torture, semplicemente che sia stata trattata bene, nell’accezione del termine che può applicarsi alle cure che un gruppo di jihadisti è in grado di offrire ad un ostaggio.

Una certa parte d’Italia, invece, non si smentisce. E chiede conto non solo del patentino d’italiana cattolica, meglio se praticante, di Silvia Romano. Ma anche che venga esibita regolare fattura dello scambio avvenuto dei terroristi. Senza dimenticare, ove possibile, di verificare come quei soldi verranno investiti dai terroristi. Auguri.

Sorprende, infine, che a sollevare maggiori obiezioni siano sovranisti o presunti tali. Quelli che per anni c’hanno raccontato che venivano “prima gli italiani”. Evidentemente solo alcuni, quelli decisi da loro.

Chiudo con un’ovvietà: se mi trovassi in un angolo sperduto del mondo, ostaggio in mano a spietati assassini, vorrei che lo Stato cercasse di salvarmi senza badare a spese. Lo stesso trattamento desidererei per un mio caro. Così è stato per Silvia Romano. Convertita o no che sia, costoso o meno che sia stato il suo rilascio, io oggi sono felice.