Governo sott’acqua

A pensare male si potrebbe dire che il governo stia scontando con gli interessi il suo peccato originale, l’essersi barricato dentro i palazzi, l’aver ignorato l’esistenza di un popolo che chiedeva di essere ascoltato, non sottovalutato nella sua intelligenza, nella sua capacità di discernere, in un bivio della Storia, il Bene dal Male. D’un tratto, in un mese di novembre che pare deciso a portare con sé molto più del suo consueto carico di malinconia autunnale, Natura e Realtà si sono svegliate, forse persino ribellate.

Quando la Natura bussa alla porta, il più delle volte la sfonda con una forza ignorante, seguendo il suo particolare copione, affermando le proprie regole su quelle che l’uomo (non) ha scritto per Lei. Così Venezia rischia di affogare, tenuta sott’acqua non tanto dalle maree eccezionali, quanto da una politica che ricorre ai commissari, ai poteri straordinari ai sindaci e ai governatori, ai finanziamenti in ritardo, alle emergenze postume, alle unità di crisi inutili, perché non ha la lucidità di intervenire prima che le tragedie accadano, difetta di organizzazione ma soprattutto di visione.

E la Realtà? Lei ha modi differenti dalla Natura per manifestarsi. Non è così chiassosa, ma certamente è pragmatica. Arriva in maniera inesorabile, onesta, presenta il conto di ciò che si è fatto e di quel che si è lasciato correre. E’ meritocratica, premia chi ha lavorato bene e punisce chi non lo ha fatto. Evidenzia le contraddizioni in essere, spazza via le parole, pone di fronte agli inganni. Così fa dell’Ilva, per esempio, l’emblema di come fare industria di alto livello in questo Paese sia impossibile, la prova di come a queste latitudini fare impresa sia “un’impresa”, l’annuncio di una Storia vicina ai titoli di coda. Senza lieto fine.

Realtà e Natura, Natura e Realtà, sembrano complottare contro un governo incapace di governare se stesso, figurarsi un Paese con tanti problemi sferzato anche da agenti esterni. In realtà fanno il loro mestiere, si muovono all’interno di un flusso che bisogna saper leggere, interpretare. Basterebbe prestare forse meno attenzione ai sondaggi sull’Emilia-Romagna, ai numeri snocciolati dalla Prefettura sulle presenze in una piazza di Bologna, uscire dalla sindrome di una campagna elettorale permanente che potrebbe arrivare troppo tardi. Perché a dare la “spallata” al governo per manifesta incapacità, più che Salvini, rischiano di essere quelle due signore: sì, Realtà e Natura, Natura e Realtà.

Com’è triste Venezia

Com’è triste Venezia. Troppo triste Venezia.

Venezia spettrale, Venezia allagata, Venezia mai annacquata. Venezia che oggi si chiede perché? Venezia che stavolta fa effetto, la Basilica di San Marco cattedrale: non nel deserto, in mezzo al mare. Venezia che oggi i piccioni sorvolano i tetti, controllano le case, si chiedono dov’è che sono andati tutti, ma come tutti chi? Tutti quei fessi, quelli che tirano briciole e pensano ai selfie, troppo occupati ad immortalare il momento per pre-occuparsi di ciò che verrà.

Venezia carnevalesca, Venezia in maschera, oggi non ride. Venezia che domanda, Venezia che piange le vittime, Venezia gondola in tempesta, Venezia non gongola. Venezia che “si stava meglio quando c’era il Doge”. Venezia indipendente. Venezia Repubblica. Venezia oggi non è Serenissima. Venezia svegliata dalle sirene, Venezia che “pare la guerra”. Venezia che aspetta il Mose. Ma il Mose aspetta Venezia.

Venezia che conta i danni, Venezia che lava i panni. Venezia elegante, Venezia laboriosa.

Venezia e le maree: Venezia lunatica.

Venezia laguna, Venezia nella palude.

Venezia alluvionata, Venezia dimenticata, Venezia con gli stivali, Venezia è nello Stivale?

Com’è triste Venezia, troppo triste Venezia.