È ancora Prodi contro Berlusconi

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Romano Prodi e Silvio Berlusconi: sembra passato un secolo ma alla fine, al centro del ring, ci sono ancora loro. Il Professore e il Cavaliere. Troppo diversi per storia e cultura, per estrazione e convincimenti, perché andasse diversamente.

Saranno nemici per sempre, o quanto meno rivali. E non perderanno occasione per ricordarselo a vicenda, non rinunciando a piazzare una buccia di banana sul cammino altrui, consapevoli che dalla caduta dell’uno – in fondo – è sempre dipesa l’ascesa dell’altro.

Non si sono mai amati e non hanno mai fatto nulla per nasconderlo. Quando in Italia era ancora tempo di duelli tv tra leader, Prodi e Berlusconi non hanno avuto paura di colpirsi, spesso sotto la cintura.  Nel 2008, in un confronto moderato da Bruno Vespa, il leader dell’Unione – che quelle elezioni poi le avrebbe vinte – disse a Berlusconi di non usare i numeri così come gli ubriachi utilizzano i lampioni: “Non per farsi illuminare ma per sostenersi“. Berlusconi allora replicò piccato:”Ricambio l’ubriaco del signor Prodi, dicendogli se non si vergogna davvero di svolgere, oggi lui, nei confronti dei partiti della sua coalizione, il ruolo che storicamente fu definito dell’utile idiota“.

Viene quasi da rimpiangerli quei momenti, quegli scontri un po’ trash, ma comunque tra titani, se confrontati ai leader – o presunti tali – che oggi si affannano nei talk show alla ricerca di un consenso a scadenza limitata.

O forse no, forse non è nemmeno il caso di rimpiangerli. Perché alla fine a muovere e spostare voti sono ancora loro. Berlusconi e Prodi. Prodi e Berlusconi.

Il Professore che interviene in favore del Pd di Renzi e scomunica Liberi e Uguali di Grasso è un fattore da non sottovalutare. Perché nel bene e nel male è sempre lui il padre nobile dell’area di centrosinistra. E dinanzi ad una chiara indicazione di voto del Professore chi era intenzionato ad abbandonare il Pd, magari dopo anni di fedeltà e militanza, ci penserà due volte; il rovescio della medaglia è che un mondo, come quello moderato e dell’imprenditoria, che ai democrats è arrivato soltanto grazie al cambio di passo imposto da Renzi, possa temere un ritorno alla sinistra modello Seconda Repubblica scegliendo l’originale, appunto Berlusconi.

Perché alla fine sono l’espressione di due mondi che per un Ventennio si sono scontrati su tutto. Il Bene e il Male, a seconda dei punti di vista. Sì, c’è il Movimento 5 stelle che avanza, il bipolarismo è acqua passata, ma nel richiamo al voto utile di Prodi si può leggere la voglia di sfuggire ad un destino marginale, che pare scritto nei sondaggi e nei risultati della socialdemocrazia in tutta Europa.

Prodi scommette su Renzi e sulle sue possibilità di rimonta. Abbandona al suo destino lo stesso Bersani, dimenticando forse che fu proprio lui a candidarlo alla Presidenza della Repubblica, quando 101 franchi tiratori (di cui molti renziani) lo impallinarono nel 2013. All’epoca c’erano in ballo le larghe intese post-Monti. E Berlusconi non avrebbe mai potuto accettare che il suo arcinemico salisse al Colle. Così oggi, anche se con un ruolo diverso, il Professore gioca la sua partita. Spera in un Renzi forte per marginalizzare il Cavaliere.

Non c’è niente da fare: è ancora Prodi contro Berlusconi.

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