Un patto per salvare l’Italia dalla seconda ondata

Mattarella, Conte e Salvini all'epoca del governo gialloverde

La seconda ondata è arrivata. Fregandosene delle nostre speranze, ignorando l’esistenza dei negazionisti.

La realtà con cui facciamo i conti è quella denunciata più volte da questo blog: non esiste alcun “modello Italia” nella gestione della pandemia. Esistono gli italiani intelligenti e accorti che in primavera hanno piegato la curva del contagio. Il governo Conte ha avuto soprattutto un merito – su queste pagine ampiamente riconosciuto – quello di riuscire a tenere insieme un Paese terrorizzato da un “cigno nero” (in)atteso, la crisi sanitaria che arriva “once in a century“, come dicono gli americani, “una volta in un secolo“, questa.

Come inguaribili cicale abbiamo tratto poco o niente dalla lezione impartitaci dal morbo. Certi che il peggio fosse alle spalle, abbiamo ignorato la storia – errore sempre fatale – dimenticando che nelle pandemie la seconda ondata è sempre la più temibile. Così facendo abbiamo tardato nell’allestire le nostre difese, cadendo nella trappola confezionata dalle nostre illusioni, scambiandole per giustificato ottimismo. Ora, con una crescita dei contagi tornata ad essere esponenziale, con una fetta imprecisata di casi che sfuggono al sistema di tracciamento alimentando l’appetito insaziabile del virus, ci sorprendiamo del fatto che potremmo non riuscire nell’impresa di salvare il Natale, mentre dovremmo temere di perdere il Paese.

A differenza di marzo, quando la paura fece il grosso del lavoro nel catechizzare gli italiani, il rischio dell’autunno è dato dalla spaccatura sociale creatasi in seno all’opinione pubblica. Detto chiaramente: non è affatto scontato che un secondo lockdown ottenga i risultati del primo, poiché maggiori sarebbero le resistenze ad attuarlo.

Nella speranza di riuscire ad evitarlo, serve allora, e subito, la costituzione di un nuovo “patto” tra governo e opposizione, parti finora in guerra più o meno silenziosa. Occorre mettere da parte rancori personali, presunzioni d’onnipotenza e critiche sterili (ognuno vi legga gli attori che vuole, secondo il proprio punto di vista), magari con l’aiuto, se non proprio la regia, del capo dello Stato. Memori del fatto che alla guida della barca ci si può sempre alternare, a patto che questa non affondi del tutto.


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