Giù la maschera, avvocato Conte. Milioni di italiani sono ancora convinti che l’ex premier gialloverde, poi giallorosso, in una parola “variopinto”, sia un grande statista. Secondo Travaglio, questo paladino indefesso dell’Italia sarebbe stato spodestato con un Conticidio in piena regola. La vittima – o presunta tale – ha avuto quanto meno il garbo di ammettere che non c’è nessun complotto internazionale dietro la sua caduta.

Ma qui il punto è un altro: Conte non è ciò che manifesti giganti in tutta Italia stanno cercando di rappresentare. Non è una “persona credibile”, bensì un politico “incredibile”.

A Milano spunta il cartellone dei fan di Conte - la Repubblica

Breve ripasso, cronistoria: Conte è stato un premier populista – non è un’accusa, il copyright è suo -, e alla (prima) occasione si è trasformato in europeista. Nel momento più difficile attraversato dall’Italia dal Dopoguerra ha avuto un merito, che questo blog gli ha ampiamente riconosciuto, rappresentare un punto di riferimento per milioni di italiani terrorizzati all’idea di mettere il naso fuori di casa per via della pandemia.

I suoi limiti, però, non sono mai venuti meno. E neanche la sua attitudine: non solo quella, qui denunciata in tempi non sospetti, da avvocato Azzeccagarbugli, ma quella di opportunista della politica. Attenzione: questo non è per forza un peccato, per chi fa questo mestiere si tratta di una qualità indispensabile per sopravvivere in un mare di squali. Ma ci sono momenti in cui la cosiddetta “ragion di Stato” dev’essere prioritaria sul resto. Vi sono frangenti in cui l’arrivismo dev’essere lasciato in soffitta. E qui casca Conte.

L’intervista concessa ieri al Corriere della Sera è un fatto politico importante, è il primo spartiacque della sua esperienza da leader – per ora in pectore – del MoVimento 5 Stelle.

Dunque, quando Conte critica le mosse del governo Draghi, quando osserva che le sue scelte hanno provocato disorientamento, quando ripropone come piattaforma di partenza per la riforma della giustizia quella di Bonafede – uno dei motivi su cui, a ragione, si è sviluppata l’incompatibilità tra Italia Viva e i 5 Stelle – Conte si rivela per ciò che è realmente: un uomo dall’ambizione sfrenata, disposto a sabotare il governo di unità nazionale costruito dal presidente Mattarella, perché il suo aveva fallito. sull’altare del consenso.

Le esigenze personali di Conte sono comprensibili: ha bisogno di rianimare un partito morente. La base di attivisti è sfiduciata, lo spirito delle origini smarrito. L’ex premier, per dirla senza troppi giri di parole, ha bisogno di fare chiasso, di ingaggiare battaglie all’occasione strumentali, pur di occupare l’agenda, recuperare la visibilità perduta con l’addio a Palazzo Chigi. Ma questo, senza perdere la faccia, può farlo solo in un modo: muovendo i 5 Stelle come un partito “di governo ma soprattutto di lotta”. In maggioranza, certo, ma soprattutto anche all’opposizione dell’esecutivo di cui fa parte.

Non vi ricorda, per citare uno a caso, il Matteo Salvini di qualche settimana fa?

Anche in questo caso: nessuna offesa. I due sono stati a lungo compagni d’avventura: premier e ministro dell’Interno dello stesso governo. Hanno lavorato gomito a gomito, condiviso scelte.

A chi scrive sembra un incubo: ma hanno persino progettato il futuro dell’Italia.

Questa è la vera dimensione di Conte: una maschera per tutte le occasioni, con Salvini ma anche contro, dipende dalla convenienza, dalla circostanza. Bene comune? Sì, se si concilia con quello personale. Gli statisti, scusate, sono ben altri: sono persone che hanno sacrificato la propria vita nel nome di una causa chiamata Italia.

Chi è, dunque, Giuseppe Conte? Un personaggio minore, un Salvini qualunque.

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