Le scuse di Conte alla Calabria non bastano

I calabresi dovrebbero essere grati a Cotticelli, Zuccatelli, Gaudio. Può sembrare un paradosso: ma senza il caos sollevato dalle loro vicende personali in relazione al ruolo di commissario alla sanità, tutto in Calabria sarebbe continuato a scorrere come sempre. Cosa vuol dire come sempre? Col silenzio assenso dello Stato centrale, con la logica del “fammi un piacere che appena posso mi sdebito io”, con un sistema che premia massoni e corrotti, che vede nei settori strategici delle nostre comunità i gioielli da depredare per lucrare consenso e occupare poltrone. Tutto questo avrebbe continuato ad accadere – e volete scommettere? Tornerà a farlo non appena le tv se ne andranno – sotto gli occhi di milioni di calabresi assuefatti a questo modus operandi, stanchi anche di combattere, di credere in qualcosa di diverso. E d’altronde provateci voi a dargli torto, ai calabresi. Colpevoli, sì, di aver dato fiducia agli uomini sbagliati, ma pure giustificati dall’aver votato i politici di tutti i partiti, di destra e di sinistra, di sopra e di sotto. Il risultato è che nel pieno di una pandemia si ritrovano ad applaudire, come fosse la manna dal cielo, l’arrivo in regione di un’organizzazione umanitaria, Emergency di Gino Strada, che ha costruito la sua fama per il lavoro svolto in Africa. Nessuno si offenda: siamo anche qui Terzo Mondo.

La novità delle ultime ore è che il presidente Conte ha detto di assumersi la responsabilità per lo sfacelo di nomine di questi giorni. Questa è una notizia. Nel Paese in cui uno degli sport più amati – oltre a quelli che ci vedono impegnati come commissari tecnici della Nazionale e ultimamente virologi – è quello del rimpallo di responsabilità, un politico che dica “è colpa mia” va apprezzato per coraggio ed onestà intellettuale. Ma intendiamoci, in un sistema politico che si rispetti, che funzioni, dire “è colpa mia” non basta. A Conte non è scivolato di mano un piatto finito in mille pezzi: quello si ricompra. A Conte e al suo governo è sfuggita del tutto la situazione in una regione impreparata a fronteggiare l’ordinaria amministrazione, figurarsi un’emergenza sanitaria globale a cui si è aggiunto il carico del vuoto di potere.

Cosa deve succedere, di più grave, perché un capo di governo e il suo esecutivo rispondano concretamente delle loro (in)azioni?

Attenzione: non sto chiedendo la testa di Conte, e se è per questo neanche quella del ministro della Salute, Roberto Speranza. Non siamo nelle condizioni di aprire una crisi politica a livello nazionale. Il vuoto di potere aperto in Calabria dovrebbe chiarire una volta per tutte che la voragine alimenta solamente altro caos. Ma neanche possiamo fare l’errore che basti qualche virgolettato su Repubblica per presentarsi come il politico che si immola assumendo su di sé il carico degli errori di tutti (qui il colpevole sia chiaro, non è SOLO Conte), magari passando da martire e riscuotendo nuovo credito agli occhi dei calabresi e degli italiani.

Adesso ci sono solo due cose da fare: riunire un team, prendersi anche un paio di giorni, vagliare il curriculum di ogni candidato con attenzione, verificare che non abbia scheletri nell’armadio, e nominare il commissario alla sanità calabrese. E poi? Poi, quando l’incubo della seconda ondata sarà alle spalle, assumersi “realmente” le responsabilità di questo sfacelo. Chiedendo scusa, sì, che non guasta mai. Ma anche pensando ad un riassetto nel governo: non si può davvero continuare così.


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“Le faremo sapere”

Scrivere di sanità calabrese è per me una doppia ferita: perché sono italiano, ma sono anche calabrese. Il post con cui Gino Strada ha dichiarato di essere stato sedotto e abbandonato dal governo merita una riflessione che vada oltre la costernazione di facciata.

Non è la prima volta che il governo si comporta in questo modo, non è la prima volta che il premier o suoi ministri, sul punto di assegnare ruoli di peso a persone di onestà specchiata, magicamente finiscono per sparire da un giorno all’altro, senza dare più notizie. Come fossero l’amata che si sottrae allo spasimante dopo un solo caffè, per giunta dopo essere stati loro ad invitare la controparte, dopo essersi salutati con una stretta di mano, un “le faremo sapere” carico di aspettative e promesse.

Non è la prima volta, no, perché quello che è successo a Gino Strada è già accaduto al pm Di Matteo. In quel caso il giudice antimafia era stato scelto per un ruolo al vertice del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP), poi il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede – non è chiaro per quali motivi, o forse è dannatamente chiaro – decise di ripiegare con un’offerta inaccettabile per un uomo con la storia professionale di Di Matteo, con un incarico di sotto’ordine.

Ecco, tanto Gino Strada quanto Di Matteo sono personalità dalla sensibilità politica distante dalla mia. Io la penso diversamente da loro su tantissimi temi, e dico di più: probabilmente avrei scelto altre persone per guidare la sanità calabrese e per dirigere il Dap. Ma mai mi sognerei di mettere in discussione il loro essere servitori dello Stato.

Perciò penso questo: al posto di Conte oggi, di Bonafede ieri, io proverei un po’ di vergogna. Un po’ tanta. Non perché un governo non sia libero di fare le nomine che vuole: si può scegliere di perdere la faccia nominando Zuccatelli a capo della disastrata sanità calabrese in assoluta autonomia, figurarsi. Nella speranza che tra qualche mese si abbia però il coraggio di risponderne, piuttosto che crocifiggere il Cotticelli di turno.

Ma quando si decide di coinvolgere personalità come Gino Strada, si dovrebbe avere la prudenza di contattarli soltanto se convinti di assegnare loro “pieni poteri”. Espressione che per una volta, lasciatemi dire, non guasta.

A meno che non si faccia un ragionamento diverso, a meno che non si sia disposti a sacrificare, sull’altare degli interessi di parte, pure la propria dignità.


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Il modo migliore per ricordare Jole Santelli è non dimenticare la Calabria

Jole Santelli è morta lasciando sgomenta la Regione che governava e la politica tutta. Ma al di là del vuoto istituzionale, delle prossime elezioni in Calabria, della corsa alla sua poltrona che si scatenerà nei prossimi giorni (e per qualcuno è già iniziata), a colpire sono oggi i messaggi di cordoglio arrivati indistintamente da tutto l’arco costituzionale. Non solo gli amici e i colleghi di Forza Italia, il cui dolore era scontato, atteso; ma soprattutto gli avversari politici, i rivali di mille battaglie, i contendenti che hanno saputo cogliere la portata del momento, dare un senso alla parola “rispetto“.

Ci sarà tempo per discutere sull’eredità politica di Jole Santelli, sui suoi mesi al governo della Regione Calabria, su scelte e messaggi sbagliati, anche recenti. Così come si potrà essere orgogliosi sempre della sua tenacia, della sua combattività, del suo impegno per la terra che amava indubitabilmente. Questo è fare politica. Questo è ciò che si dovrà fare, ma a partire da domani.

Certo, però, sarebbe bello se gli stessi che oggi lasciano sui social i loro messaggi di profonda commozione, mettessero da parte bandiere di partito e differenze politiche, remando – per una volta – tutti dalla stessa parte. Se non intendono farlo per questa bella e disgraziata terra, la Calabria, potrebbero scegliere di farlo per la persona che li ha incredibilmente riuniti sotto le uniche insegne che realmente contano: quelle dell’umanità.

Ecco, forse non ci sarebbe modo migliore per ricordare Jole Santelli, per far sì che la morte di una donna di 51 anni non si limiti all’occasione per ottenere qualche like. Prima di ricominciare come se niente fosse, sulla pelle dei calabresi.

Governatrice Santelli, ci ripensi

Cara governatrice Santelli, l’ordinanza con cui ieri sera ha autorizzato la ripresa di alcune attività in Calabria ha dato il via ad uno scontro istituzionale tra Governo e Regioni di cui in questo particolare momento storico non si sentiva il bisogno.

Da libero cittadino, da osservatore indipendente, da amante della politica apartitico, da ragazzo di 28 anni, non mi sfuggono le ragioni sociali ed economiche alla base della Sua decisione. Non sono a me sconosciute le sofferenze di tanti lavoratori che in queste settimane, alla paura del virus, hanno dovuto sommare anche l’incertezza del domani.

Le dirò di più: non credo che Lei abbia operato tale scelta seguendo una logica prettamente “politica” (nell’accezione peggiore del termine) come qualcuno malignamente sostiene. Non penso, come in molti sui social suggeriscono in queste ore, che la Sua ordinanza risponda al desiderio di portare il governo ad impugnarla. Per poi dire, a crisi in corso, “avete visto? Io volevo riaprire e salvare l’economia: Conte me lo ha impedito“.

Né posso credere che proprio a Lei, che in tempi non sospetti ha chiuso la Regione per evitare l’ondata di contagi dal Nord, non stia a cuore la salute dei calabresi. A maggior ragione avendo ben presente le carenze della sanità regionale, e sapendo – dunque – che col fuoco noi calabresi proprio non possiamo permetterci di scherzare.

Questa lunga premessa per darle un umile suggerimento: piuttosto che far passare nel resto d’Italia l’immagine di una Calabria che cerca scorciatoie, dia seguito all’impegno e al sacrificio che hanno portato la nostra Regione ad essere citata come esempio virtuoso persino dal New York Times. Anziché inseguire le sirene del salvinismo, dimostri che Forza Italia possiede forza e autonomia necessarie a realizzare il proprio modello di centrodestra. Invece di lanciare un messaggio da “liberi tutti” si muova nelle maglie del decreto nazionale e si limiti a consentire la ripresa delle attività che prevedono una bassa affluenza di persone, scongiurando così qualsivoglia rischio di assembramento.

E’ chiaro che la “nuova normalità” sarà diversa. Sappiamo che a mascherine, guanti e distanziamento fisico (prima che sociale) dovremo fare il callo. Ma muoversi in concordia con lo Stato dovrebbe essere oggi l’imperativo di ogni governatore di Regione. Evitare il rischio di una reciproca delegittimazione significa porre le basi della vera ripartenza. Possibile solo se tutti, da Nord a Sud, sapremo remare dalla stessa parte e con lo stesso vigore. Cara governatrice Santelli, il 18 maggio non è lontano: ci ripensi.

Conte ci mette la faccia (e stavolta ha ragione)

Questo blog non è mai stato particolarmente tenero nei confronti di Giuseppe Conte. Dalla sua nascita non sono mancate critiche per tutti (e sottolineo tutti) gli esponenti politici. Una premessa che vuole rimarcare la libertà di pensiero e di vincoli di chi scrive da qualsivoglia partito.

Con questa stessa libertà oggi non posso non giudicare positivamente l’assunzione di responsabilità del premier nei confronti dell’ordinanza di riapertura della governatrice Santelli in Calabria. L’iniziativa assunta nottetempo dall’esponente di Forza Italia risultava a mio avviso una forzatura rispetto ai principi di prudenza e gradualità che devono animare l’azione di governo in questo frangente così delicato.

Passare dalla Fase 1 alla Fase 2 è un obbligo. Passare dalla Fase 1 alle Fase 10 è un azzardo che rischia di essere scontato a caro prezzo dai cittadini. Compito delle istituzioni, come ho scritto più volte in questi giorni, dev’essere quello di contemperare l’aspetto economico con la necessità di garantire la salute pubblica. Equilibrio non facile da raggiungere e allo stesso tempo indispensabile.

Entrando nel dettaglio dell’ordinanza della Santelli, come ho già ricordato ieri, il problema non è tanto l’apertura delle attività di ristorazione che potranno servire i clienti all’aperto (questa sarà la normalità per tutta l’estate), quanto il messaggio politico comunicato ai cittadini: quello di una riapertura improvvisa (se non improvvisata) che rischia di vanificare gli sforzi compiuti finora.

Sempre su queste pagine abbiamo proposto di adottare il modello spagnolo o francese: tutti piani che gradualmente prevedono il ritorno alla normalità (o ad una sua parvenza) ma nell’arco di più settimane e su osservazioni di carattere geografico in relazione al contagio.

Nell’attesa che il protocollo varato dal Comitato Tecnico Scientifico (speriamo in fretta) dia indicazioni chiare, non possiamo che applaudire l’assunzione di responsabilità di Conte nei confronti della governatrice Santelli: “Non ci sarà un piano rimesso a iniziative improvvide di singoli enti locali, ma basato su rilevazioni scientifiche“. Pertanto “iniziative che comportino misure meno restrittive non sono possibili, perché in contrasto con le norme nazionali, quindi sono da considerarsi a tutti gli effetti illegittime“. Conte ci mette la faccia. Non era scontato.