Il modo migliore per ricordare Jole Santelli è non dimenticare la Calabria

Jole Santelli è morta lasciando sgomenta la Regione che governava e la politica tutta. Ma al di là del vuoto istituzionale, delle prossime elezioni in Calabria, della corsa alla sua poltrona che si scatenerà nei prossimi giorni (e per qualcuno è già iniziata), a colpire sono oggi i messaggi di cordoglio arrivati indistintamente da tutto l’arco costituzionale. Non solo gli amici e i colleghi di Forza Italia, il cui dolore era scontato, atteso; ma soprattutto gli avversari politici, i rivali di mille battaglie, i contendenti che hanno saputo cogliere la portata del momento, dare un senso alla parola “rispetto“.

Ci sarà tempo per discutere sull’eredità politica di Jole Santelli, sui suoi mesi al governo della Regione Calabria, su scelte e messaggi sbagliati, anche recenti. Così come si potrà essere orgogliosi sempre della sua tenacia, della sua combattività, del suo impegno per la terra che amava indubitabilmente. Questo è fare politica. Questo è ciò che si dovrà fare, ma a partire da domani.

Certo, però, sarebbe bello se gli stessi che oggi lasciano sui social i loro messaggi di profonda commozione, mettessero da parte bandiere di partito e differenze politiche, remando – per una volta – tutti dalla stessa parte. Se non intendono farlo per questa bella e disgraziata terra, la Calabria, potrebbero scegliere di farlo per la persona che li ha incredibilmente riuniti sotto le uniche insegne che realmente contano: quelle dell’umanità.

Ecco, forse non ci sarebbe modo migliore per ricordare Jole Santelli, per far sì che la morte di una donna di 51 anni non si limiti all’occasione per ottenere qualche like. Prima di ricominciare come se niente fosse, sulla pelle dei calabresi.

Governatrice Santelli, ci ripensi

Cara governatrice Santelli, l’ordinanza con cui ieri sera ha autorizzato la ripresa di alcune attività in Calabria ha dato il via ad uno scontro istituzionale tra Governo e Regioni di cui in questo particolare momento storico non si sentiva il bisogno.

Da libero cittadino, da osservatore indipendente, da amante della politica apartitico, da ragazzo di 28 anni, non mi sfuggono le ragioni sociali ed economiche alla base della Sua decisione. Non sono a me sconosciute le sofferenze di tanti lavoratori che in queste settimane, alla paura del virus, hanno dovuto sommare anche l’incertezza del domani.

Le dirò di più: non credo che Lei abbia operato tale scelta seguendo una logica prettamente “politica” (nell’accezione peggiore del termine) come qualcuno malignamente sostiene. Non penso, come in molti sui social suggeriscono in queste ore, che la Sua ordinanza risponda al desiderio di portare il governo ad impugnarla. Per poi dire, a crisi in corso, “avete visto? Io volevo riaprire e salvare l’economia: Conte me lo ha impedito“.

Né posso credere che proprio a Lei, che in tempi non sospetti ha chiuso la Regione per evitare l’ondata di contagi dal Nord, non stia a cuore la salute dei calabresi. A maggior ragione avendo ben presente le carenze della sanità regionale, e sapendo – dunque – che col fuoco noi calabresi proprio non possiamo permetterci di scherzare.

Questa lunga premessa per darle un umile suggerimento: piuttosto che far passare nel resto d’Italia l’immagine di una Calabria che cerca scorciatoie, dia seguito all’impegno e al sacrificio che hanno portato la nostra Regione ad essere citata come esempio virtuoso persino dal New York Times. Anziché inseguire le sirene del salvinismo, dimostri che Forza Italia possiede forza e autonomia necessarie a realizzare il proprio modello di centrodestra. Invece di lanciare un messaggio da “liberi tutti” si muova nelle maglie del decreto nazionale e si limiti a consentire la ripresa delle attività che prevedono una bassa affluenza di persone, scongiurando così qualsivoglia rischio di assembramento.

E’ chiaro che la “nuova normalità” sarà diversa. Sappiamo che a mascherine, guanti e distanziamento fisico (prima che sociale) dovremo fare il callo. Ma muoversi in concordia con lo Stato dovrebbe essere oggi l’imperativo di ogni governatore di Regione. Evitare il rischio di una reciproca delegittimazione significa porre le basi della vera ripartenza. Possibile solo se tutti, da Nord a Sud, sapremo remare dalla stessa parte e con lo stesso vigore. Cara governatrice Santelli, il 18 maggio non è lontano: ci ripensi.

Conte ci mette la faccia (e stavolta ha ragione)

Questo blog non è mai stato particolarmente tenero nei confronti di Giuseppe Conte. Dalla sua nascita non sono mancate critiche per tutti (e sottolineo tutti) gli esponenti politici. Una premessa che vuole rimarcare la libertà di pensiero e di vincoli di chi scrive da qualsivoglia partito.

Con questa stessa libertà oggi non posso non giudicare positivamente l’assunzione di responsabilità del premier nei confronti dell’ordinanza di riapertura della governatrice Santelli in Calabria. L’iniziativa assunta nottetempo dall’esponente di Forza Italia risultava a mio avviso una forzatura rispetto ai principi di prudenza e gradualità che devono animare l’azione di governo in questo frangente così delicato.

Passare dalla Fase 1 alla Fase 2 è un obbligo. Passare dalla Fase 1 alle Fase 10 è un azzardo che rischia di essere scontato a caro prezzo dai cittadini. Compito delle istituzioni, come ho scritto più volte in questi giorni, dev’essere quello di contemperare l’aspetto economico con la necessità di garantire la salute pubblica. Equilibrio non facile da raggiungere e allo stesso tempo indispensabile.

Entrando nel dettaglio dell’ordinanza della Santelli, come ho già ricordato ieri, il problema non è tanto l’apertura delle attività di ristorazione che potranno servire i clienti all’aperto (questa sarà la normalità per tutta l’estate), quanto il messaggio politico comunicato ai cittadini: quello di una riapertura improvvisa (se non improvvisata) che rischia di vanificare gli sforzi compiuti finora.

Sempre su queste pagine abbiamo proposto di adottare il modello spagnolo o francese: tutti piani che gradualmente prevedono il ritorno alla normalità (o ad una sua parvenza) ma nell’arco di più settimane e su osservazioni di carattere geografico in relazione al contagio.

Nell’attesa che il protocollo varato dal Comitato Tecnico Scientifico (speriamo in fretta) dia indicazioni chiare, non possiamo che applaudire l’assunzione di responsabilità di Conte nei confronti della governatrice Santelli: “Non ci sarà un piano rimesso a iniziative improvvide di singoli enti locali, ma basato su rilevazioni scientifiche“. Pertanto “iniziative che comportino misure meno restrittive non sono possibili, perché in contrasto con le norme nazionali, quindi sono da considerarsi a tutti gli effetti illegittime“. Conte ci mette la faccia. Non era scontato.

Braccio di ferro sulla pelle degli italiani: fermatevi, vi prego

È in corso in questi minuti un clamoroso braccio di ferro tra Stato e Regioni. Un appello da un libero cittadino: fermatevi, vi prego.

L’hanno definita prudenza, ma l’indecisione del governo nel programmare una Fase 2 rivelatasi una Fase 1.5 ha prestato il fianco ad una strumentalizzazione irresponsabile da una parte dell’opposizione di centrodestra.

Da una parte il solito (è ormai il caso di dirlo) Matteo Salvini che occupa il Parlamento ad oltranza scambiando l’Aula per un albergo. Dall’altra iniziative in ordine sparso da parte dei governatori di Regione che si spingono ad attuare misure eccessivamente ottimiste, quasi dimentiche del dramma che il Paese in queste settimane ha vissuto e sta ancora vivendo.

Su queste pagine soltanto poche ore fa abbiamo chiesto al governo perché non venisse considerata la diversa incidenza del virus nell’organizzazione delle ripartenze. Sempre poche ore fa abbiamo suggerito che alle Regioni del Sud, in ragione di una circolazione minore del contagio, venisse concesso di allentare le maglie. Ma ciò che va in scena in Calabria, con la presidente Santelli che nottetempo autorizza una riapertura di bar, pasticcerie, ristoranti, pizzerie e agriturismo è evidentemente un azzardo.

Il problema non è tanto la “somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all’aperto” (modalità che potrebbe funzionare e alla quale dovremo abituarci). La questione è politica: l’ordinanza di una governatrice sconfessa le indicazioni provenienti dallo Stato centrale.

Il calabrese questa notte andrà a letto non sapendo chi decide della sua vita tra Conte e Santelli.

In questo gioco di delegittimazioni reciproche e ordinanze che rischiano di essere impugnate ad andarci di mezzo sono i cittadini. I calabresi. Gli italiani. Gli unici finora davvero all’altezza di una crisi che ha messo a nudo l’incapacità e l’assenza di visione da parte della classe politica. Tutta.