Quei poliziotti salveranno l’America

Dov’è l’America? Nella mano in tasca di Derek Chauvin, l’agente in ginocchio che schiaccia con disinvoltura il collo di George Floyd? O nel coraggio di Christopher Swanson, sceriffo di Flint, che va incontro ai manifestanti, si libera di elmetto e manganello ed emozionato si rivolge ai cittadini gridando: “Questi poliziotti vi adorano!“, prima di unirsi al corteo e ricevere pacche sulle spalle?

Dov’è l’America? Nei tweet di Donald Trump, nel presidente che promette di sguinzagliare i cani feroci della Casa Bianca sui manifestanti al di là dei cancelli? O nell’intervento di Barack Obama, nell’ex presidente che oggi ricorda che scendere in piazza a protestare serve, ma fino ad un certo punto. Che votare conta, anche quando verrebbe da pensare il contrario, anche quando la scelta sembra essere al massimo quella del male minore.

Dov’è l’America? Nella superpotenza che si lancia (di nuovo) alla conquista dello Spazio? O nei 40 milioni ritrovatisi senza lavoro in poche settiamane? Dov’è l’America? Nell’eccellenza della ricerca che punta al primato per il vaccino del coronavirus? O negli oltre 100mila morti dall’inizio dell’epidemia?

La risposta è che l’America è ovunque, in ognuna di queste sfaccettature. Nel bene e nel male, nell’alto e nel basso. Troppo grande per puntare alla perfezione, troppo vissuta per riaffermare la sua verginità, troppo nella Storia per parlare di un fallimento.

Come collettività, come insieme di individui, l’America ha la possibilità di scrivere il proprio destino ogni giorno.

Per esempio: ci sono poliziotti che col ginocchio uccidono un afroamericano. E ce ne sono altri che in ginocchio, col capo chino, chiedono scusa per colpe non loro. Ecco, io penso che quei poliziotti salveranno l’America. Anche da sé stessa.

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