Berlusconi ha diritto ad avere giustizia

“Io sono qui. Io resto qui. Io non mollo!”. A Roma è una torrida giornata dell’agosto 2013. Silvio Berlusconi è stato condannato in Cassazione per frode fiscale. Davanti Palazzo Grazioli si riunisce una folla arrivata da tutta Italia per manifestargli sostegno e vicinanza. E Berlusconi, dal podio, continua a dirsi innocente, a promettere battaglia contro i giudici politicizzati. Lo fa perché non riesce a farne a meno, perché la resa non fa parte del suo repertorio. Ma lo sguardo per la prima volta è vuoto. Davvero, di tutti i processi in cui è stato coinvolto, questo è quello che riteneva il più inverosimile. Sarà in quei giorni che avrà inizio quello che Fedele Confalonieri, l’amico di una vita, definirà tempo dopo “un momento di spaccatura, una sorta di black out dopo la sentenza di condanna per il caso Mediaset”.

Sette anni più tardi, dopo l’audio svelato da Quarta Repubblica sulle parole di Amedeo Franco, relatore della sezione feriale della Cassazione presieduta dal magistrato Antonio Esposito che condannò Berlusconi nel 2013, c’è chi tenta di archiviare la questione – anche su giornali importanti – con un teorema che suona più o meno così: “Sì, vabbè, magari era innocente stavolta ma sai quante volte l’ha fatta franca?”. Il punto è che non va bene affatto. Perché quella sentenza, attesa con l’ansia febbrile con cui all’epoca si attendevano tutte le cose riguardanti Berlusconi, rimane ad oggi anche l’unica condanna del leader di Forza Italia. Dite che ha aggirato i processi? Che ha comprato i testimoni? Resta il fatto che negli altri 70 processi a cui è stato sottoposto nessun giudice ha mai trovato qualcosa da ridire, finora. Così come resta il fatto che quella sentenza abbia cambiato per sempre il corso della politica italiana.

Sarà che il personaggio rimane sulle scatole a molti. Sarà che anche oggi, barricato com’è nella casa di Nizza della figlia Marina, esule dall’Italia per sfuggire ai pericoli che l’età e le operazioni gli metterebbero davanti in caso di contagio, Silvio Berlusconi viene ritenuto da molti un impresentabile. Non sta a me difenderlo, non ne ricaverei alcun beneficio, semmai il contrario. Mi limito a constatare che con lui ancora politicamente in piedi l’Italia poteva contare su un centrodestra se non tradizionale quanto meno istituzionale ed europeista. Fatto cadere Berlusconi si è spalancata una prateria per le destre che hanno barbarizzato il dibattito e impedito il dialogo tra le parti. Berlusconi era ed è molte spanne sopra Salvini e Meloni.

Sapere oggi, a sette anni di distanza, che un giudice che ha firmato quella sentenza abbia parlato di un “plotone di esecuzione” per eliminare l’avversario politico, che abbia ritenuto di doversi liberare da un peso che gli gravava sulla coscienza, che si sia sentito schifato da come una parte della magistratura agiva, ecco, questa è una ferita che va sanata. Scegliete voi come. Non ho le competenze per dire se quella sentenza vada annullata, se il processo vada rifatto o se invece basti una nomina a senatore a vita per ricucire lo strappo di quell’estate. Credo comunque, onestamente, che niente di tutto ciò potrebbe restituire a Berlusconi 7 anni fatti di sofferenze e umiliazioni, 7 anni in cui è stato chiamato “pregiudicato” e spogliato del ruolo di leader del centrodestra, 7 anni in cui è stato costretto ai servizi sociali e in cui ha dovuto perfino subire l’onta di un periodo di “rieducazione”, tra gli sghignazzi di chi non conosce la parola “rispetto”.

Pure per l’uomo che si credeva infinito spostare indietro le lancette non è un’opzione. Rimane un fatto: anche lui, come tutti, ha diritto ad avere giustizia. Anche se si chiama Berlusconi.

Così Salvini sta provando a lucrare consensi sui migranti (di nuovo)

Salvini, migranti sullo sfondo

Perché Matteo Salvini ha perso terreno nei sondaggi? Le possibili risposte sono molte. Forse perché gli italiani sono rimasti scottati dai suoi suggerimenti incoerenti in tema di pandemia? Può darsi. Oppure perché l’ascesa di Giorgia Meloni è il risultato di un travaso di voti dalla Lega a Fratelli d’Italia? Sicuro, ma non basta. Salvini sostiene che sia colpa del lockdown, che lo ha privato del contatto con le gente nelle piazze: ma sarebbe riduttivo.

Io credo che Salvini sia in calo perché gli è stato tolto il pane quotidiano dei migranti. Carburante della paura, detonatore della retorica sovranista, senza sbarchi per mesi e con gli italiani preoccupati più della propria salute che dei barconi in arrivo dalla Libia, Salvini ha avuto vita dura ad occupare le prime pagine dei giornali. Tra gli autogol figli della crisi del Papeete c’è anche la perduta visibilità da ministro dell’Interno, neanche lontanamente paragonabile a quella che può avere un politico senza ruoli istituzionali che si accredita come leader del centrodestra quando il centrodestra di fatto fatica ad essere riconosciuto anche dai suoi stessi elettori.

Eppure chi pensa che l’arma elettorale dei migranti sia spuntata per sempre si sbaglia. Basta vedere ciò che è accaduto oggi dopo la scoperta di 28 positivi sulla nave-quarantena Moby Zazà in rada a Porto Empedocle. Nel giro di un’ora, sull’account Twitter di Matteo Salvini sono comparsi 3 post sullo stesso tema. Nel primo il leader leghista ha denunciato un pericolo per la salute pubblica, per poi aggiungere: “Aiutateci a fermarli: il 4 luglio in tutte le piazze: #stopsanatoria e #stopinvasione“. Al di là degli slogan poco originali: invocare un assembramento in tutte le piazze per preservare la salute pubblica in un’epoca di pandemia è geniale. Del resto non dovrebbe sorprendere da parte di chi continua a dispensare baci agli anziani ai comizi.

Nel secondo post Salvini ha parlato di “porti spalancati e navi da crociera per ospitare gli immigrati“. Attendiamo in religioso silenzio una soluzione al problema immigrazione, visto che in 14 mesi al Viminale non ne abbiamo vista mezza.

Nel terzo ha attaccato un “governo che mette in pericolo l’Italia e gli italiani“. Come se non fosse abbastanza ridicolo detto da chi, da febbraio ad aprile, chiedeva di aprire tutto. Salvo poi chiudere. E poi riaprire, ovviamente.

L’estate è iniziata, gli sbarchi aumenteranno, e Matteo Salvini ha tutta l’intenzione di rispolverare il suo cavallo di battaglia, l’arma nucleare del suo consenso: l’odio verso il diverso, arricchito da un’altro ingrediente, la paura ancestrale che il migrante, oltre a rubare lavoro agli italiani, possa anche mettere a repentaglio la propria vita.

Qui nessuno vive su Marte: è chiaro che gli arrivi dall’Africa vanno monitorati molto più di prima per disinnescare una bomba sanitaria e sociale che in particolare il Sud non può permettersi. Ma usare 28 disperati, peraltro contagiati, per affermare la bontà delle proprie politiche e risollevare i propri consensi è da indegni. E’ da Salvini.

Stallo generale

Conte agli Stati Generali

Dunque cos’è rimasto di questi 10 giorni? Cosa ricorderemo di questi Stati Generali? Forse, soprattutto, la mancata sincronia con l’urgenza del Paese reale, le lentezze, le indecisioni. Al di là del podio da cui Conte parla, dell’elegante Casino del Bel Respiro di Villa Pamphilj sullo sfondo, qui la sensazione è un’altra: che sia tutto soltanto un “casino”, volgarmente detto, e che al massimo ci sia da fare un bel sospiro. E per chi crede, il segno della croce.

Sfidiamo il lettore ad elencare tre proposte concrete uscite da questi Stati Generali: scommettiamo che difficilmente riuscirà nell’impresa senza l’aiuto di una ricerca su Google (non imbrogliate). Sì, restano i proclami, e da Conte apprendiamo che l’Italia è un Paese “da reinventare”, piuttosto che da “riformare”. Ecco, da avvocato del popolo il premier ha compiuto nel giro d’un paio d’anni una trasformazione che lo ha reso demiurgo: nella filosofia platonica l’essere divino dotato di capacità creatrice. Dunque, va bene l’inventiva, l’ambizione di fare della crisi un’opportunità – slogan venuto a noia quasi quanto “andrà tutto bene” – ma poi sul taccuino di chi segue la politica resta sempre vuota la metà del foglio riservata ai fatti (l’altra, strapiena, è quella delle parole).

Che ancora ci siano migliaia di persone che attendono la cassa integrazione del mese di marzo è un vizio che annulla ogni possibile slancio verso il futuro, è un delitto che non può restare senza colpevoli politici.

Così come la proposta di tagliare l’Iva, botto finale di una kermesse rivelatasi il Festival delle banalità che avevamo preannunciato: c’è chi propone di sforbiciarla per addirittura 10 punti. Noi non chiediamo la Luna, ma qui qualcuno vive su Marte. Basterebbe guardare alla Germania, nazione che i conti in ordine li ha davvero (mica come noi) e non è andata oltre il taglio di 3 punti percentuale.

Piuttosto, gli Stati Generali saranno ricordati per le molteplici provocazioni di Conte al centrodestra. Schieramento, quest’ultimo, colpevole come lo sono gli assenti (che hanno sempre torto), ma onestamente chiamato in causa a sproposito dal premier con la richiesta di intercedere con i Paesi di Visegrad in Europa e infine oggetto di un tentativo tattico del Presidente del Consiglio di smembrarlo, con l’invito per singoli partiti anziché per coalizione agli incontri che dovranno tenersi nei prossimi giorni. Chi scrive crede che Forza Italia debba lasciare al più presto la compagnia di Salvini e Meloni, ma chi è Conte per non rispettare gli accordi tra partiti se perfino il Presidente della Repubblica lascia alle forze politiche la libertà di scegliere come presentarsi alle consultazioni?

Questo rimane di questi 10 giorni. Nulla di memorabile, se non la voglia di dimenticare. Stallo generale, più che Stati Generali.

Il Governo ha tante colpe, ma Bonomi di Confindustria è sleale

Giuseppe Conte e Carlo Bonomi

I ritardi ingiustificabili sul pagamento della Cassa integrazione, l’atto d’amore delle banche verso le imprese che non c’è stato, le slide senza anima e visione di Colao, le passerelle di Conte a Villa Pamphilj, le potenze di fuoco soltanto presunte, l’autocompiacimento, le manie di grandezza. Potrei continuare. Questo governo ha tante colpe, molte delle quali imperdonabili. Ma Carlo Bonomi di Confindustria è sleale.

Capisco le ragioni politiche di spingere sull’acceleratore ad inizio mandato. Non solo è comprensibile, è addirittura auspicabile che il nuovo numero uno degli industriali faccia sentire la propria voce nel dibattito nazionale. A maggior ragione in un momento delicato della vita del Paese come quello che stiamo vivendo. Ma poi Bonomi deve ricordarsi che il suo ruolo è quello di “dialogare” con la politica, non di “fare politica”.

Ho condiviso la maggior parte delle critiche mosse al governo da Confindustria. Ed è vero che lo spirito di questo esecutivo è stato fino ad oggi imperniato su un tipo di retorica centralista, statalista e anti-imprese. Tutto vero, tutto legittimo. Ma ha senso, in questa fase, presentarsi agli Stati Generali chiedendo pubblicamente la restituzione di 3,4 miliardi di accise pagate dalle aziende nel 2012? Ha senso mettere sul tavolo e reclamare, proprio oggi, l’addizionale provinciale sull’energia elettrica che secondo la Corte di Cassazione dev’essere rimborsata alle aziende che l’hanno versata nel 2010 e nel 2011? Certo, c’è una sentenza e va rispettata e applicata. In fretta, aggiungo. E certo, non c’è momento migliore per fornire liquidità alle imprese che annaspano. Ma non sarebbe stato politicamente più delicato e adeguato chiedere al governo un finanziamento apposito per le imprese anziché riaprire una vecchia ferita ed esacerbare lo scontro?

A maggior ragione in un momento storico in cui le opposizioni non si distinguono per lungimiranza e correttezza, discorso dal quale bisogna oggettivamente escludere Forza Italia, c’è una prateria per Confindustria. Ma questa prateria va sfruttata per correre, non per distruggere il terreno già friabile su cui l’Italia cammina a rilento.

Da Bonomi ho visto arrivare fino ad oggi tante critiche. E ripeto: ne condivido molte. Ma le uscite infelici iniziano ad essere tante. Come quella secondo cui “questa politica rischia di fare più danni del Covid”. Rispetto per chi non c’è più. Meno frasi ad effetto per avere visibilità e prime pagine. Non c’è bisogno di alzare troppo la voce, Bonomi: Lei è stato già eletto a Viale Astronomia. Pensi ad elaborare proposte concrete, credibili. Lo aiuti questo governo, che ne ha bisogno.

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Lega e Fratelli d’Italia prima chiedono il Parlamento, poi abbandonano l’Aula

Deputati Lega e Fratelli d'Italia abbandonano i banchi della Camera

Qualcuno si meraviglia del 14% attribuito dai sondaggi a Giuseppe Conte. Per trovare l’origine del suo successo sarebbe bastato cercare oggi a Palazzo Montecitorio, dove ha avuto luogo l’informativa alla Camera del Presidente del Consiglio.

E’ di questi giorni la critica riservata al premier, anche da questo blog, di aver indetto degli Stati Generali molto più simili ad un Festival che ad una consultazione per pianificare il futuro dell’Italia. Nel mirino è finita soprattutto la scelta della sfarzosa Villa Pamphilj.

In particolare le opposizioni di centrodestra hanno chiesto che il vertice si tenesse in un luogo più istituzionale, meno scenografico. Da Forza Italia era stata avanzata la proposta di un incontro a Palazzo Chigi. Da Lega e Fratelli d’Italia era stato chiesto apertamente che il confronto avesse luogo in Parlamento.

Premessa lunga, noiosa, per poi arrivare ad oggi. Conte fa il suo discorso (condivisibile o meno). Poi interviene un rappresentante del MoVimento 5 Stelle (Scerra) e uno della Lega (Molinari). Tocca a Renato Brunetta (Forza Italia). Il presidente Fico lo invita a parlare, quando dalla parte dell’emiciclo riservata all’opposizione si vedono decine di deputati lasciare i banchi: sono gli eletti di Lega e Fratelli d’Italia. Hanno deciso di abbandonare il dibattito. Non ascolteranno l’intervento di Brunetta (domanda: non è una mancanza di rispetto verso un “alleato” di Forza Italia?), né quello di Fassino (Pd).

Tornerà in Aula, poco dopo, soltanto Wanda Ferro di Fratelli d’Italia. Non per confrontarsi, no. Solo per pronunciare il suo, di intervento, nel quale ricorderà per giunta a Conte – lei, di Fratelli d’Italia, che ha lasciato l’Aula – che il ruolo deputato al dibattito è il Parlamento. Sì, lo stesso che i suoi colleghi e compagni di partito hanno appena abbandonato!

L’ho scritto anche giorni fa, i latini dicevano: “Absens heres non erit“. Gli assenti hanno sempre torto. Lega e Fratelli d’Italia da oggi hanno doppiamente torto. Prima chiedono il Parlamento, poi abbandonano l’Aula. Morale: la più grande fortuna di Conte è questa opposizione.

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