Berlusconi, l’ultimo atto del Mago Silvio

 

Come un attore prima della sua ultima esibizione, Silvio Berlusconi non ha lasciato nulla al caso. In camerino si è sottoposto al trucco, ha passato al vaglio tutti gli oggetti di scena, bevuto un goccio d’acqua per schiarirsi la gola. E neanche il copione ha dimenticato: lo stringe sempre in mano, non sia mai che la memoria l’abbandoni. Ma di palcoscenici ne ha calcati parecchi, Silvio. Ha viaggiato per il mondo, vissuto tante vite, e l’ansia da prestazione mai un problema.

Quando arriva negli studi Mediaset, quelli che lui stesso ha fondato sfidando il monopolio Rai, si guarda intorno come fosse ancora un imprenditore giovane  e rampante. “Aggiusta un po’ le luci“, “quell’inquadratura è meglio farla così” e “quanti stacchi pubblicitari abbiamo?“. Cerca la perfezione, è un maniaco del dettaglio, la telecamera è lo specchio delle sue brame: nel riflesso vuol vedere i suoi desideri.

Prima di iniziare, però, c’è ancora un po’ di tempo. Fa portare dei cuscini, non vuol sembrare troppo basso, seduto in poltrona. E poi saluta il pubblico, uno ad uno, si presta ai selfie con piacere: perché una foto è un voto, vale più di un comizio. Ma ormai ci siamo, manca poco alla diretta. Ed è in quel preciso istante che Silvio diventa Berlusconi. “Il sorriso. Sto guardando il suo sorriso (…) Il Cavaliere non sta guardando nessuno, pensa al suo pubblico, ai milioni di telespettatori che lo vedranno tra poco, e prova il sorriso. Sì, prova il sorriso…“(Bruno Vespa, Soli al comando).

Quando la lucina della telecamera che ha di fronte diventa rossa: è allora che inizia lo spettacolo. Ammicca al pubblico, l’intervistatore è la sua spalla, le cifre sull’Italia i suoi giochi di prestigio. Non importa ciò che dice, ma come lo dice. Se improvvisa ne intravedi il talento naturale. Risponde a Renzi:”Dice che sono come Babbo Natale? Ha ragione: perché porterò tanti doni agli italiani“. Fa un gol a porta vuota quando Padoan gli ricorda che non è la Fata Turchina:”Ma ho la bacchetta magica e sono il mago Silvio!“.

berlusconi mago silvio

Ed è al finale, che riserva il colpo di scena. L’annuncio di Tajani premier, visto che lui, pur sempre primattore, questa volta non ha le carte in regola per vestire i panni del protagonista.

Poi però cala il sipario. E nel tornare in camerino cresce in lui un senso d’amarezza. Cos’avrò lasciato al mio pubblico? Che ricordo avranno delle mie esibizioni? Ma il tempo è finito. Il conto degli anni salato. Lasciare la scena mai facile. È stato l’ultimo atto.


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Un premier che non faccia il premier

Antonio Tajani ha più di un merito. Ha tenuto la barra dritta, anche quando di lui l‘Italia è sembrata dimenticarsi. Ai principi che nel ’94 lo avevano indotto a lasciare la sua professione per abbracciare il berlusconismo degli albori è rimasto avvinghiato. Pure quando il buon senso che lo caratterizza gli ha suggerito il contrario. E Silvio ha deciso di premiarlo. Premiarlo, sì. Un verbo non casuale, perché è proprio quello di Tajani il nuovo (vecchio) nome lanciato da Berlusconi come possibile premier del centrodestra.

Il metodo del Cav è noto: una battuta, nulla di più che un auspicio, niente di più lontano da un’incoronazione. E poi via ai sondaggi: vediamo se questo Tajani piace agli italiani. Uno scioglilingua che Berlusconi conosce a memoria. Lo ha fatto in passato più volte, di recente ha tentato con Toti e Parisi. Ma entrambi sono naufragati quando Alessandra Ghisleri ha composto il numero di Arcore e ha detto: “Presidente, questi non aggiungono neanche un voto“.

Tajani, almeno da questo punto di vista, dai suoi predecessori si differenzia. La politica è il suo pane quotidiano, con l’elettorato è abituato a confrontarsi. Nel curriculum ci sono sconfitte cocenti, come quella per la poltrona di sindaco di Roma nel 2001, quando perse al ballottaggio da Veltroni. Ma anche affermazioni importanti: più di 100mila preferenze alle ultime europee (primo eletto di Forza Italia nella circoscrizione Centro) costituiscono un buon biglietto da visita.

Ma Berlusconi del personaggio apprezza soprattutto il pragmatismo, il modo di relazionarsi, la preparazione. Tutte qualità che gli sono valse un traguardo insperato, per un uomo che fino a poco tempo fa era sempre stata un ottima riserva: la presidenza del Parlamento Europeo.

Era il 17 gennaio 2017: praticamente un anno fa. È stato allora che Berlusconi si è ricordato del caro vecchio Tajani. La sua presenza nelle fila di Forza Italia diventata motivo di vanto. Per non parlare della soddisfazione derivata dal fatto che Antonio fosse subentrato al nemico di sempre: il tedesco Martin Schulz (“Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti: la suggerirò per il ruolo di Kapò“).

Ma Tajani ha soprattutto un merito agli occhi di Silvio: è stato lui a reintrodurlo in Europa. E dalla porta principale, per giunta. Le visite a Bruxelles, gli incontri con “la signora Merkel“, gli abbracci con Juncker e l’approvazione del Partito Popolare Europeo, sono anche il frutto della mediazione di Tajani e valgono per il Cavaliere più di tutto.

Da quell’Europa che gli aveva bucato le gomme (ricordare i sorrisini malevoli tra Merkel e Sarkozy), adesso viene accolto come salvatore della patria, ultimo argine in Italia al populismo grillino. E Berlusconi di queste investiture gode, al ruolo di statista ambisce da una vita. A Tajani, regista occulto del ritorno in pompa magna in Europa, è legato da un debito di riconoscenza. Ecco perché lo ha lanciato come candidato premier: sa che Antonio non tradisce ed è ben felice di concedergli una chance. Saranno i sondaggi – come sempre – a sancire la bontà dell’operazione.

Il profilo di Tajani, però, resta sulla carta il migliore. Ora che è incandidabile, a Berlusconi serve un nome che non lo oscuri. Serve un premier che non sia “il” premier. Che faccia il premier ma non da primo. Per quello c’è sempre lui, Silvio.